Viviscrivi

Christiana de Caldas Brito
Viviscrivi
Eks&Tra   2008

raffaele  taddeo

“Riccardo era un uomo di età media, serio, brillante, in possesso di molte qualità intellettive e di molte doti umane. Stimato e ammirato sul lavoro, nel quale dimostrava passione e impegno costante; si può dire che fosse avviato al successo.”

Chissà se il compito assegnatomi da Christiana de Caldas Brito con il suo volume viviscrivi è stato da me eseguito bene oppure questo incipit non riesce ad attirare l’attenzione dei probabili futuri lettori.

Un mio amico bibliotecario nel commentarmi questo libro trova significativo il fatto che una scrittrice di origine straniera scrive un testo per insegnare agli italiani le forme della scrittura.

Anche Julio Martins Monteiro, brasiliano ha aperto una scuola di scrittura a Lucca e in una intervista così si esprime: “Lo scrittore non è il miracoloso risultato di un misterioso ‘dono degli dei’, o di un capriccio della ‘musa ispiratrice’. È invece il risultato di un particolare processo di formazione – culturale, psicologica, esistenziale, etica – che agisce su una specifica sensibilità. L’opera che lo scrittore produrrà sarà quindi la materializzazione di questa formazione e di questa sensibilità, attraverso un linguaggio e delle tecniche narrative imparate dalle letture o da un apprendistato guidato“.

In effetti in questi ultimi anni in Italia si sono moltiplicati i laboratori di scrittura anche a seguito dell’affermazione del pensiero filosofico e pedagogico della “adultità” che tende alla riscoperta di se stesso, della sua identità, creatività anche attraverso la scrittura.

Vivi scrivi, l’ultima fatica della scrittrice brasiliana è una summa di consigli organizzati per poter scrivere narrazioni.

E’ un opuscolo vivace e composto con passione; da una parte ci rivela la maestria tecnica usata dalla de Caldas Brito nelle sue composizioni, dall’altra ci mostra anche una capacità didattica e didascalica significativa.

Il pregio del testo sta proprio nella ricchezza di esercizi che propone, che sembra poter formare un probabile futuro scrittore accompagnandolo nei segreti che ogni scrittore trova in sé.

Esercizi, commenti a brani classici, gradualità, tutto il testo sembra costruito per incoraggiare a cimentarsi nell’arte dello scrivere che, come è possibile rintracciare qua e là nel testo della scrittrice brasiliana, è sempre una fatica che richiede lavoro e sacrificio oltre che inventiva.

E’ possibile allora comprendere che scrivere non deriva solo da un desiderio, da un’idea, ma richiede il possesso di una abilità nella scelta delle parole, nella disposizione delle parti, nella organizzazione. Fatti che richiedono pazienza oltre che maestria e duro esercizio.

Calvino rivedeva i suoi testi fino alla ossessione. Joyce ha composto il suo romanzo in sette anni come lo scrittore irlandese tende a precisare nell’ultima pagina dell’Ulisse scrivendo Trieste-Zurigo – Parigi, 1914-1921.

Lo scrivere è liberatorio, come molti scrittori affermano, è divertimento, fatto ludico, ma è anche impegno, elaborazione e acquisizione di metodologie il cui possesso può poi offrire soddisfazioni anche se non sempre riconosciute.

18-09-2008