venezia

i.
di notte le strade diventano reumatoidi
regna il silenzio, un pazzo invisibile,
l’incanto veneziano diventa sempre più amabile
chi potrebbe vederti o sentirti se tu fossi
inghiottito da un canale, la musica del tuo svanire
mischiata con quella delle gondole ormeggiate?
si esprimono in strane lingue intestinali
al chiaro di luna color platino
dentro il teatro d’acqua
oh dormirei, sotto un ponte, accanto ad una lampada di luce gelatina
per magia proiettato su cantoni inesplorati
la gondola sciolta da un incauto ragazzo notturno

ii.
Furono tutti persone i piccioni in piazza san marco
desiderose credo di non separarsi mai dal vuoto incantevole della piazza
lì tavole di legno si materializzano con l’alta marea
quando la città è inondata
come se l’assedio annuale di aqua
fosse solo un ostacolo, sebbene mi spaventi a morte
ogni volta
l’agghiacciante percezione di un’estinzione sempre più vicina

iii.
nei labirinti di venezia, acquosi o altro ancora,
intravedo altri mondi
intraprendo viaggi spaziali, m’immagino Atlantide,
il plesso solare di Venere
m’addentro negli altopiani bizantini
eccentricità e possibilità qui
si fondono con prospettive, prismi, specchi
strappati all’eternità.

Traduzione Sylvia Zanotto